UNA FONDAZIONE PER PRESERVARE E VALORIZZARE IL PATRIMONIO CULTURALE DI GIUSEPPE BIANCHERI
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Giuseppe Biancheri

Dissero di lui

GIOVANNI GIOLITTI (1842-1928)
Giovanni Giolitti scrive a Tommaso Senise il 31 marzo 1900:

“Caro Amico,
Lunedì si vota per il presidente. Noi portiamo Biancheri come modo di rimettere la pace. La maggioranza si ostina (almeno in gran parte) a riportare Colombo, nel quale modo si fa risorgere il disordine. È di suprema importanza che tutti siano presenti, e ti prego perciò vivamente di non mancare.
Credimi sempre
Aff.mo Gio. Giolitti”

Caricatura di Biancheri Ministro della Marina da "Il Travaso", 1903

“NUOVA ANTOLOGIA”
Dall’articolo di Guido Norsa intitolato l’Aula Comotto pubblicato sulla “Nuova Antologia” citiamo:

“Biancheri.
Uomini ed episodi dell’aula Comotto amava ricordare nelle amichevoli conversazioni, specialmente la sera, quando dopo la seduta, passeggiava fumando l’immancabile “Virginia”. Pronunciava talora giudizi originali e precisi sugli uomini e sugli avvenimenti. Era quasi sempre lepido, faceva talvolta un po’ di caricatura, ma sempre senza acrimonia, senza fiele. Era paterno per i suoi “onorevoli colleghi”.

GIOVANNI SPADOLINI
Per la lapide posta sulla casa di Giuseppe Biancheri in Ventimiglia, Giovanni Spadolini ha composto questa impressione:

"Giuseppe Biancheri,
fedele alla religione del Risorgimento si battè per la difesa delle pubbliche libertà senza accettare discriminazioni o cesure, intuì che il destino del liberalismo sarebbe stato inseparabile da quello del progresso. Presidente della Camera per quasi un ventennio incarnò il trapasso dall’Italia come fortezza assediata all’Italia come comunità aperta al moto delle nuove classi e al contatto con le vecchie opposizioni sempre nella coscienza di un paese in ascesa.
Sen.. Giovanni Spadolini"

Caricatura di Biancheri e Cavour da "Il Travaso",  1903

BENEDETTO CAIROLI (1825-1889)

“Potevo mettermi con Crispi e Depretis contro tutti i miei amici? Ma la situazione parlamentare è orribile; da questa crisi può uscire il peggio, un connubio Sella-Nicotera. Nulla di bene certamente. Ma ai più pareva il maggior male il Ministero Depretis e non pensano al poi. È certo che quand’anche per le preoccupazioni politiche, cioè per lo spavento di regionali discordie, io mi fossi mosso in favore del Ministero, ne avrei strascinato di ben pochi e si sarebbe in ogni modo costituita una maggioranza contro di lui […]. Mi tentò il pensiero delle dimissioni; avevo anzi già incominciata la lettera, quando sopraggiunse il buon Biancherino il quale col solito calore suo ha fatto osservazioni che purtroppo finirono col persuadermi. Poiché è certo che la mia dimissione accettata dalla Camera e sarebbe interpretata dal paese come un atto di pentimento, sarebbe dunque una manifestazione inutile e non decorosa.”

 
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Dissero di lui
I Biancheri a Ventimiglia
 
   


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